IL MAL DI SCHIENA
BIOMECCANICA DELLA COLONNAun suggerimento di comprensione di Antonio Diano e Roberto Izzo
- INTRODUZIONE
- PATOGENESI DEL DOLORE LOMBARE
INTRODUZIONE
Solo negli Stati Uniti ogni anno circa 200.000 pazienti
sofferenti per lombalgie o lombosciatalgia sono trattati con intervento
chirurgico di discectomia o microdiscectomia. L'ospedalizzazione di tali
pazienti e il loro trattamento chirurgico raggiungono costi che si aggirano in
miliardi di dollari.
Nelle casistiche chirurgiche più equilibrate la percentuale
di successo degli interventi per ernia del disco lombosacrale si aggira sul
95-98% a breve termine con un'incidenza di reale recidiva erniaria nel 2-6%, la
percentuale di successo scende a distanza fino all'80-85%, per la comparsa di
sintomatologia legata al fallimento chirurgico ( Failed Back Surgery Sindrome
FBSS), caratterizzata da recidive e/o cicatrici ipertrofiche, con sintomi rilevanti nel 20%, e vera e propria
FBSS nel 15%[1].
Tali dati hanno indotto a ricercare
sempre nuove tecniche per ridurre tali
risultati indesiderati, contemporaneamente
sono state approntate tecniche di trattamento percutaneo secondo
procedure intervenzionali per
ridurre al minimo da un lato l' "invasività" chirurgica , e
dall'altro le non rare complicazioni di natura infettiva correlate
all'intervento.
Tutte le tecniche percutanee sono
atti medici poco invasivi, con tempi di ospedalizzazione brevi. Il loro
approccio extra canale spinale elimina i rischi, connessi all'atto chirurgico,
di cicatrice post-operatoria spesso responsabile di recidiva di sintomatologia
dolorosa.
Hanno inoltre il vantaggio di
essere ripetibili nello stesso paziente senza precludere, in caso di insuccesso,
il ricorso alla chirurgia tradizionale.
Tali tecniche interventistiche seguono due canali di
applicazione : lo "scioglimento" del disco intersomatico con sostanze
chimico-fisiche (papaina, proteasi, ossigeno-ozono……), o la riduzione
volumetrica meccanica del disco intersomatico, dal quale origina l'ernia discale.
Qualunque sia la tecnica il meccanismo di risoluzione e/o di
miglioramento della sintomatologia algica è dato dall'interruzione del
conflitto disco-radicolare. PATOGENESI DEL DOLORE LOMBARE
La patogenesi del dolore lombare è ancora sotto discussione[2]
e potrebbe essere sostenuta da
-fattori meccanici diretti
di alterazione della guaina mielinica del nervo, più che da compressione
-fattori meccanici indiretti da ischemia e da stasi venosa
-fattori infiammatori di tipo immunomediato (reazione
all'ernia) e di tipo bioumorale legati al disco (presenza di sostanze
inducenti la reazione infiammatoria.
Un nucleo polposo in salute esercita la sua tensione interna
in tutte le direzioni grazie all'opera di contenimento equilibrata e bene
distribuita esercitata dalle fibre circolari dell'anulus fibrosus, orientate
lungo le principali direzioni dello stress discale. La differenziazione tra
nucleo e anulus è solo didattica, mentre anatomicamente vi è una graduale
variazione delle componenti strutturali dal centro alla periferia. La parte
centrale sarebbe costituita da un gel di mucopolisaccaridi (proteoglicani)
distinti in condoitinsolfato idrofilico e cheratinsolfato meno idrofilico. Il
fattore ammortizzante del "nucleo" risiede nella sua capacità di
"spremere via" l'acqua sotto carico, e riacquisirla
al cessare del peso. Tale situazione elastica è agevolata dalla trama
collagena della parte piu' esterna del "nucleo" e dell' "anulus
fibrosus". Con
l'invecchiamento del disco che inizia nella terza decade, raggiungendo il suo
culmine nella quarta e quinta decade di vita, la fisiologica riduzione del
flusso d'acqua permette la trasmissione diretta del carico alla parte intermedia
del disco, anch'essa in "fisiologica degenerazione" con perdita di
elasticità.[3]
L'azione esercitata da questa pressione determinerebbe in
situazioni particolari traumatiche, di vizi posturali , e errati comportamenti
la rarefazione o lo strappamento localizzato di tali fibre convogliando l'azione
tensiva in un punto circoscritto,
determinando la comparsa dell'ernia.
La riduzione volumetrica del disco intersomatico o mediante
asportazione meccanica di frammenti discali, o dissolvimento parziale mediante
sostanze "scioglienti" determinerebbe la riduzione di pressione conica
sulla parte deficitaria di contenimento anulare e creerebbe lo spazio necessario
per una eventuale "retromarcia" , qualora si ripristini una pur se
minima capacità di contenimento sotto tensione delle fibre circolari dell'anulus.
Le percentuali di successo
riportate da numerose casistiche si aggirano sul 65-75% di risultati ottimi o
buoni [4]
[5]
[6]
[7]
[8]
I criteri selettivi di arruolamento sono stati
1. clinici: presenza di lombalgie e/o lombosciatalgia resistenti
a pregressi trattamenti medici, fisioterapici, ed altri (manipolazioni,
agopuntura, ecc) per un periodo non inferiore ai 3 mesi
2.
psicologici: ferma volontà del paziente di guarire, e con
impegno alla collaborazione e all'esecuzione di successivo trattamento di
fisiochinesiterapia e riabilitazione posturale e motoria
3. neurologici: presenza di parestesie o ipoestesie a distribuzione dermatomerica coerente, lieve debolezza muscolare miomericamente coerente, positività ai segni di irritazione radicolare-gangliare
4. neuroradiologico (T.C. e/o R.M.):
1.
visualizzazione di ernie discali adeguate alla sintomatologia
complicate o meno da patologia degenerativa dell'unità disco-vertebrale
2.
patologia degenerativa di unità funzionali disco-vertebrali, complicate
da alterazioni del disco intersomatico (protrusione, ernia)
3.
esiti di terapia chirurgica di (micro)-discetomia con rilievo di recidiva
di ernia e/o cicatrice fibrosa ipertrofica
I criteri di esclusione:
1)
situazione clinica di grave deficit motorio dell'arto
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[5]
Bocchi
e al,
La
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Riv. Neurorad 2(suppl.1):119-122,1989) [6] Belloni G., Bonaldi G., et al La discectomia per cutanea per aspirazione
Riv.
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Rabischong P. Comprehensive
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L I N K s
International Journal of Ozonetherapy Rivista Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia ![]()
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